domenica 21 giugno 2015

Le invisibili valigie dei profughi


Con questo post rispondo a due perché :

1.  I profughi veri non hanno quasi mai bagagli. Sono stati costretti a scappare via di corsa da violenze e pericoli. Spesso portano con sé solo gli abiti che indossano. Perché quelle valigie nel libro?

 Anche nel linguaggio comune si parla di bagaglio culturale, di bagaglio di esperienze... per indicare le caratteristiche interiori che portiamo con noi in qualunque situazione della vita.Nel libro uso il linguaggio dei simboli per riuscire a esprimere quello che non è evidente e immediato. Le valigie non sono valigie vere. Rappresentano il nostro mondo interiore (la mente, l'anima). Il contenuto non si vede finché non è il proprietario del bagaglio a mostrarcelo, aprendolo.  E ognuno porta con sé qualcosa di diverso. Ha i suoi propri sogni, le sue paure, i suoi ricordi.
 I migranti, i profughi, i rifugiati : ne parliamo usando sempre il plurale. Li vediamo tutti insieme, vicini, schiacciati, piccole folle senza identità.  Noi adulti lo sappiamo che ognuno di loro ha con sé una valigia invisibile, piena di sogni e speranze. Magari non ce ne ricordiamo, ma lo sappiamo. Ai bambini ho provato a raccontarlo con una storia.

2 .  La realtà è molto dura e triste...Perché il libro ha un finale positivo?

Che senso avrebbe parlare a un bambino di sogni e speranze in cui tutti possiamo riconoscerci e farli poi finire in fondo al mare? La piccola zattera ce la fa, raggiunge finalmente la riva. E immagino i piccoli protagonisti continuare la storia. Porteranno in giro per il mondo i loro personali raggi di sole, arcobaleni e nuvole legate a un filo come gli aquiloni. Felici.

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